Operetta » LA ROSA DI STANBUL

Musiche di Leo Fall
Libretto di Julius Brammer e Alfred Grunwald

Compagnia di Operette Alfafolies
Coro “Carmine Casciano”
Balletto Alfaballett
Scene e Costumi della Compagnia
Regia di Augusto Grilli

La giovane Kondja Gül deve sposare il figlio del ministro di Stambul, Gabriel Bey. Almeno questi sono i desideri paterni… La ragazza si ribella all’usanza ottomana di preparare i matrimoni senza che gli sposi si siano mai conosciuti. Kondja ha letto ultimamente dei romanzi europei e ha scoperto come vive la donna occidentale: non c’è confronto con le rigide tradizioni turche. Ah, se potesse vivere in Europa, accanto al suo poeta preferito, André Lery! Un’amica di Kondjla, Midilì, ha intrecciato una storia d’amore con il bavarese Fridolin Müller, che è costretto a darsi da fare per avere un bebè, altrimenti suo padre perderà una causa molto importante. Intanto si scopre che André Lery altri non è che Gabriel Bey, ma della cosa è all’oscuro Kondja che, la sera delle nozze rifiuta di stargli acconto e gli impone di accettare quattro settimane di tregua… matrimoniale. E’ in questo momento che Gabriel Bey rivela il suo pseudonimo come romanziere, ma Kondja non gli crede. Al terzo atto il sipario si apre su un grazioso hotel svizzero dove Midilì e Fridolin stanno trascorrendo la loro luna di miele. Arriva anche Federico Müller, padre di Fridolin, ed accorgendosi che Midilì attende un figlio è felice di vincere finalmente la sua causa. Kondja si è recata lì per conoscere André Lery e vi trova… Gabriel Bey! Sorpresa, lacrime, abbracci per un finale di felicità per entrambe le coppie!

Questo spettacolo superò le cinquecento repliche consecutive e fece impazzire Vienna, tant’è vero che qualche anno più tardi fu tradotto in film.
Le melodie di Fall hanno tutte una flessuosità che le mantiene sempre in quota e che le arricchisce nella sostanza strumentale. Sono almeno tre le grandi pagine alle quali l’intera operetta attinge fresche energie: il valzer conduttore “O rosa di Stambul”, il gagliardo ritmo spagnolesco, dal quale prende lo slancio la serenata in la maggiore e ancora la delicata apoteosi del valzer, nella stessa tonalità, cantata dal tenore e dal soprano.
Ma anche i duettini brillanti hanno una vivezza e una preziosità di trattamento che li sottraggono ad ogni rischio di banalità.
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